Giovedì 16 Agosto 2018

Economia e lavoro. Osservatorio provincia Forlì-Cesena: buon andamento per turismo ed export

Domenica 13 Maggio 2018 - Cesena
E' negativo in provincia il saldo migratorio per i cittadini stranieri

Si consolida la ripresa, diminuisce l'occupazione, crescono popolazione e residenti sranieri

L’Osservatorio sull’economia e il lavoro in provincia di Forlì-Cesena – curato da Ires Emilia-Romagna per conto delle Camere del Lavoro di Cesena e di Forlì e giunto quest’anno alla settima edizione – fornisce annualmente un quadro aggiornato sull’andamento dei principali indicatori economici e delle dinamiche occupazionali e demografiche a livello provinciale, con confronti in serie storica e con i livelli regionali e nazionali.

Ciò che emerge è sicuramente un quadro che vede consolidarsi la ripresa, che sembra ormai diffusa a buona parte dei settori economici, pur persistendo segnali di incertezza e di difficoltà. Nel quadro in generale di crescita, la provincia di Forlì-Cesena mostra un incremento del valore aggiunto leggermente inferiore a quello regionale, caratterizzato per essere uno dei più alti fra le regioni italiane, grazie soprattutto al traino dell’industria e delle esportazioni.

L’industria in senso stretto vede nel 2017 proseguire l’andamento positivo e chiudere con un +11,6% medio annuo, la produzione in aumento del 4,1% medio annuo; risultano altresì in crescita gli ordinativi dall’Italia e, nel caso di Forlì-Cesena in misura leggermente inferiore quelli dall’estero.

Il settore delle costruzioni, strategico per l’economia provinciale, vede il quarto trimestre 2017 chiudere in territorio positivo, anche se indubbiamente permangono ancora notevoli criticità.

Il commercio nel 2017 presenta timidi segnali positivi, con le vendite che tornano a esibire un segno positivo, nonostante il perdurare di elementi di criticità: se certamente il bilancio è positivo per le vendite del settore alimentare, rimane la crisi del settore non alimentare, in particolare per l’abbigliamento ed altresì per i prodotti tecnologici, fra i segmenti che maggiormente subiscono la concorrenza del commercio elettronico.

Come a livello regionale, anche per la provincia si osserva un buon andamento del comparto del turismo, sia per le presenze che per gli arrivi, sia di clientela straniera che, soprattutto, italiana, in particolare per quanto riguarda i luoghi di villeggiatura di mare lungo la costa.

Le esportazioni si confermano trainanti; sono in crescita del 7,4% rispetto al 2016 (+6,7% per l’Emilia-Romagna). Si tratta di un ulteriore incremento che si va a cumulare a quelli registrati negli anni precedenti, tanto che rispetto al 2008 il valore delle esportazioni provinciali risulta in espansione quasi del 17%. Pressoché tutti i comparti rilevanti in termini di export vedono un aumento nel 2017, con buoni risultati in particolare per la metallurgia e la meccanica, per i prodotti agricoli e animali, per i prodotti alimentari, gli articoli in pelle, la moda, l’elettronica e il comparto dei mobili.

Nel corso del 2017 è proseguita la contrazione del tessuto imprenditoriale della provincia di Forlì-Cesena (in particolare per le imprese artigiane e quelle di minori dimensioni e meno strutturate). Infatti, il numero di imprese attive al 31 dicembre 2017 risulta in calo dello 0,9%, dato appena inferiore al –0,7% medio regionale. Il dato negativo di quest’anno prosegue e consolida una tendenza ormai di medio periodo. Basti ricordare che negli ultimi cinque anni il numero di imprese attive nella provincia è calato di oltre 1.600 unità (–4,2%); rispetto al 2009 di oltre 3.500 imprese (–8,6%).

Per quanto concerne il mercato del lavoro, studiato dall’Osservatorio facendo riferimento a diverse fonti, fra il 2016 e il 2017 si assiste a una diminuzione dell’occupazione provinciale, in contro-tendenza rispetto al livello regionale e nazionale. A Forlì-Cesena, infatti, nell’ultimo anno gli occupati sono calati di oltre 4mila unità rispetto all’anno precedente, corrispondenti in termini relativi a un –2,4%. Come conseguenza della flessione degli occupati, si registra un peggioramento del tasso di occupazione, che passa dal 68,3% del 2016 al 66,5% del 2017, posizionandosi così sotto il tasso dell’Emilia-Romagna, in crescita dal 68,4% al 68,6%. Il tasso provinciale risulta il peggiore dal 2012 in avanti, in linea con quello del 2009 e al di sotto di quello del 2007 di 1,5 punti percentuali. Il decremento dell’occupazione registrato nell’ultimo anno per la provincia di Forlì-Cesena è da attribuirsi principalmente alla componente femminile della forza lavoro, con un tasso peggiorato di 3 punti percentuali (quello maschile si è ridotto invece di appena mezzo punto). Nel 2017 nella provincia di Forlì-Cesena, in parallelo, diminuiscono le persone in cerca di occupazione: sono oltre 1.250 in meno (–9,0%). Va tuttavia aggiunto che fra il 2015 e il 2016, mentre in Emilia-Romagna e nel resto d’Italia si assisteva a una già marcata diminuzione dello stock di disoccupati, per Forlì-Cesena si osservava un nuovo incremento (+2.300). Pertanto la contrazione registrata quest’anno non fa altro che compensare, parzialmente, la crescita rilevata nel biennio 2015-2016, con la provincia che si trova così nel 2017 uno stock di disoccupati che è maggiore di quello del 2015 di circa 1.500 unità (+9%), mentre a livello regionale si è avuta una diminuzione del 14,4%. Seppur si sia lontani dal picco raggiunto, per la provincia, nel 2014, quando si contavano oltre 14.450 persone in cerca di occupazione, si è ancora ben al di sopra dei livelli pre-crisi rilevati nel 2008 (circa 9mila disoccupati). Il tasso di disoccupazione provinciale passa così dal 7,5 del 2016 al 7,0% del 2017, rimanendo al di sopra di quello regionale, che scende a sua volta dal 6,9 al 6,5%. Il tasso provinciale del 2017 è decisamente più elevato non soltanto di quello del periodo pre-crisi – quando superava appena il 5% e in alcuni anni era inferiore al 4% – ma anche rispetto alla prima fase della crisi, con il tasso che fino al 2010 era attestato attorno al 6%. La diminuzione nel 2017 della disoccupazione si ritrova anche nel tasso di disoccupazione giovanile, in miglioramento, soprattutto per la fascia dei 15-24enni più che per quella dei 25-34enni. La contrazione del numero dei disoccupati è senza dubbio da associare all’incremento delle persone inattive (+5.400 persone, pari a +8,2%).

Per la provincia di Forlì-Cesena, dunque, nell’ultimo anno si assiste a una riduzione sia degli occupati (–4.120 circa) che dei disoccupati (–1.256), con un travaso verso lo stato di inattività (oltre 5.300 in più), che avrebbe riguardato anche i giovani. Resta dunque una quota di popolazione in età lavorativa scoraggiata (persone in età lavorativa che, pur privi di un’occupazione, non sono alla ricerca attiva di un lavoro ma che sarebbero disposti a lavorare). Se ai disoccupati ufficiali rilevati dall’Istat si aggiungono questi cosiddetti scoraggiati, si ottiene il cosiddetto tasso di mancata partecipazione, che risulta a Forlì-Cesena pari al 13%, decisamente superiore all’11,1% medio regionale.


Dall’analisi dei dati di origine amministrativa del Silrer relativi a tutti i movimenti di assunzione, proroga, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro, si osserva per il biennio 2015-2016 una notevole crescita delle posizioni lavorative dipendenti (saldo fra avviamenti e cessazioni destagionalizzato), da ascriversi in gran parte, soprattutto nel 2015, ai contratti a tempo indeterminato favoriti in maniera determinante dalla decontribuzione (prevista dalle leggi finanziarie degli anni 2015 e 2016).

Nel 2017, mentre a livello regionale prosegue l’espansione delle posizioni lavorative (sebbene soprattutto con contratti a tempo determinato), per la provincia si registra una diminuzione, accompagnata da un rafforzamento della tendenza alla creazione di lavoro a tempo determinato e a part time che, come dimostrano le analisi condotte su scala più ampia, è spesso involontario.

Un segnale di miglioramento della situazione sul mercato del lavoro locale si può trovare anche analizzando ai dati relativi al ricorso alla cassa integrazione guadagni. Nel 2017 le ore complessive di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga autorizzate nella provincia di Forlì-Cesena sono state il 32,5% in meno di quelle autorizzate nel 2016, ammontare a sua volta inferiore a quelli registrati per gli anni 2010-2015.

Relativamente alle dinamiche demografiche, al 1° gennaio 2017 si contano quasi 395mila persone residenti nella provincia di Forlì-Cesena, dato in lenta ma costante flessione da cinque anni, tanto che fra il 2013 e il 2017 si è avuta una contrazione di circa 3.360 persone (–0,8%). Se si considera il medio periodo, si registra per la provincia un incremento della popolazione residente del 9,9%, pressoché in linea con il dato dell’Emilia-Romagna (+10,4%). Tale crescita non è stata però omogenea sul territorio – più marcata in pianura (+11,6%), meno in collina (+4,9%) e con una flessione in montagna (–4,7%) – per distretti socio-sanitari (è cresciuto soprattutto il distretto del Rubicone) e per fasce d’età (sono aumentati soprattutto gli anziani e i minorenni, mentre diminuisce la fascia giovanile della forza lavoro, quella compresa fra i 18 e i 39 anni).

Queste dinamiche demografiche sono in parte determinate da quanto si rileva per la componente straniera della popolazione residente. Al 1° gennaio 2017 i residenti stranieri in provincia di Forlì-Cesena sono 41.515 e costituiscono il 10,5% della popolazione residente totale. Il dato, in calo da cinque anni, risulta inferiore a quello emiliano-romagnolo (11,9%) ma decisamente superiore a quello nazionale (8,3%). L’analisi condotta sui bilanci demografici resi disponibili da Istat consente di ragionare sui saldi demografici (naturali e migratori), distinguendo anche fra cittadini italiani e stranieri. È così possibile osservare che nel 2016 (ultimo dato disponibile, ma dinamiche pressoché identiche si evidenziano in tutti gli ultimi anni), nella provincia di Forlì-Cesena, per gli italiani il saldo naturale (nascite – decessi) è altamente negativo (1.770 persone in meno, come saldo, in un anno), mentre rimane positivo quello della popolazione straniera, più giovane e con tassi di fecondità più elevati (+589).

Se si considera poi il saldo migratorio (iscritti in anagrafe da altre province o dall’estero – cancellati per trasferimento in altre province o all’estero), per gli italiani si osserva un dato altamente positivo (oltre 2.200 persone in più), a evidenziare anche la notevole attrattività di questa provincia (e del resto dell’Emilia-Romagna), mentre per gli stranieri il saldo è negativo, in parte per le acquisizioni di cittadinanza – in forte espansione negli ultimi anni – ma anche per il decremento degli arrivi dall’estero e l’incremento del numero di coloro che lasciano il territorio.

 

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