Celebrazioni Dante 2021: dal Mibact contributi per allestire a Cesena una mostra sul Sommo Poeta

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La domanda, con tanto di proposta di progetto, era stata inviata al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact) nel dicembre 2019. A distanza di un anno il Comune di Cesena e la Biblioteca Malatestiana hanno ricevuto un esito positivo potendo contare su un contributo di 10 mila euro da destinare a una mostra che si inserirà nel calendario di appuntamenti programmati per le celebrazioni del settimo centenario della morte di Dante Alighieri, avvenuta a Ravenna nel 1321.

“Per Cesena – commenta l’Assessore alla Cultura Carlo Verona – è un’occasione straordinaria che ci consentirà di essere parte attiva nella programmazione della grande mostra diffusa organizzata dall’Istituto per i Beni Artistici e Culturali e intitolata ‘Tra ‘l Po e ‘l monte e la marina e ‘l Reno. Ricezione e tradizione della Divina Commedia in Emilia Romagna sino all’Umanesimo’ a cui parteciperemo con l’iniziativa ‘Testi, commenti, imitazioni e difese. Modalità di trasmissione del sapere’. La Malatestiana non possiede direttamente codici danteschi, ed è per questa ragione che nella nostra esposizione l’impaginazione e l’apparato illustrativo dei codici danteschi più noti saranno messi a confronto con l’impaginazione e l’apparato illustrativo dei manoscritti conservati in Biblioteca: codici di poeti latini come Virgilio, Orazio, Catullo, della Bibbia, codici giuridici e medici che presentano commenti sui margini”. Tra le stampe esposte ci saranno l’incunabolo “De honore mulierum” dell’imitatore di Dante Benedetto da Cesena (1500), e tre edizioni del trattato sulla “difesa della Comedia di Dante” di Jacopo Mazzoni (1573, 1587, 1688), volumi a stampa tutti conservati tra le glorie cesenati nell’aula del Nuti.

Il De honore mulierum, nonostante il titolo latino, è un poema volgare in terza rima, scritto per educare nei buoni costumi Malatesta, figlio di Sigismondo Pandolfo e di Isotta degli Atti; consta di quarantasei epistole o capitoli, raccolte in quattro libri, che si immaginano scambiate fra il poeta e la sua donna. L’opera, composta tra la fine del 1453 e il 1454, è nota attraverso alcuni codici manoscritti di epoca umanistica tra cui il Barberiniano latino 4004 della Biblioteca Vaticana (digitalizzato online https://digi.vatlib.it/view/MSS_Barb.lat.4004), e il Canoniciano Italiano 288 della Bodleian Library di Oxford. L’opera fu stampata nel luglio del 1500 a Venezia da Bartholamio de Zani da Porteso e ne sopravvivono oggi una trentina circa di esemplari

Il Discorso in difesa della Comedia del divino poeta Dante risale invece nella sua prima edizione al 1572 ed è stato realizzato a Cesena da Jacopo Mazzoni che lo stampò prima con lo pseudonimo Donato Roffia a Bologna e,più tardi, con il proprio nome, a Cesena. Il Discorso difende la legittimità per i filosofi di dissertare intorno ai poeti, attività particolarmente proficua per la Commedia di Dante, dove si ritrovano le opinioni di tutti i filosofi e il sapere di tutte le scienze e le arti. Replica poi in generale alle accuse mosse ai poeti e passa finalmente al rifiuto di tutte le affermazioni di Castravilla, che negava radicalmente la possibilità di accettare Dante in un sistema poetico saldamente inquadrato su basi aristoteliche. Mazzoni nel 1583 tornò ad occuparsi di Dante assieme a Tuccio Dal Corno con cui firmò anche la dedicatoria del primo volume dell’opera Della difesa della Comedia di Dante. Distinta in sette libri, nella quale si risponde alle opposizioni fatte al Discorso. Dei promessi sette libri uscirono soltanto i primi tre, in un volume stampato a partire dal 1585, inviato in lettura in forme parziali e completato nel 1587 (Cesena, B. Raverio). I rimanenti quattro libri, rimasti manoscritti, attireranno l’attenzione di Federico Ubaldini, che nel 1639 ottenne l’approvazione per la stampa (il funzionario della Curia romana incaricato della questione fu Bartolomeo Tortoletti, che si spinse anche a completare uno spazio lasciato in bianco dal M.), ma il secondo volume fu pubblicato soltanto nel 1688, a Cesena, a cura dei sacerdoti Mauro Verdoni e Domenico Buccioli.

L’opera è stata recentemente ripubblicata in quattro volumi dalla Società di studi romagnoli a cura di Claudio Moreschini e Luigia Businarolo (2017-2020).

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