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Le Rubriche di CesenaNotizie - Romagna Mondo

ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 20 / Romagnoli a Hollywood: Monty Banks, attore e regista che diresse Stanlio e Ollio, e Luciano Albertini

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Mario Bianchi nacque a Cesena nel 1897, da famiglia umile (i suoi genitori avevano gestito prima un’osteria, poi un negozio come fruttivendoli). Un mondo che andava stretto a un ragazzino vivace, intraprendente e desideroso di dare prova delle proprie capacità anche “sceniche”. Così, ancora adolescente, Mario lasciò la famiglia e si spostò all’estero, soggiornando per un po’ in Francia e in Inghilterra, dove si adattò a fare qualsiasi lavoro gli capitasse. Sveglio e desideroso di farsi strada, imparò in quel periodo l’inglese e, quando era probabilmente diciottenne, attraversò l’oceano approdando in America. Non ci sono versioni univoche sul come, laggiù, riuscisse ad entrare nel mondo del cinema: qualcuno dice che un talent scout lo notò mentre scherzava teatralmente con alcuni coetanei, qualcun altro che venne osservato mentre, in maniera divertente, fuggiva rincorso da un cane. Fatto sta che, già nel 1918, lo troviamo impegnato a impersonare un messicano a fianco dell’allora noto attore Roscoe Arbuckle detto “Fatty”.

Monty Banks
Monty Banks

Monty Banks (Mario Bianchi)

Insomma, la sua carriera parte quando è poco più che ventenne; e la carriera in America e nel cinema imponeva di integrarsi in quel nuovo e straordinario contesto, a partire dal nome: così Mario Bianchi si trasforma, in prima battuta, in Monte Banks (poi Monte cambierà in Monty: è assi probabile che il nome derivi volutamente dal termine inglese mountebank, che significa saltimbanco), si fa crescere un paio di baffetti “a triangolo” e diventa di casa sui set di allora, quelli del cinema muto, in cui agli attori erano richieste grandi doti di espressività e di capacità nell’uso del corpo. E a Mario quelle non mancavano, anzi: in più, poteva contare su un aspetto bonario e simpatico (vien da dire: “da romagnolo”) e su una agilità straordinaria, che gli permetteva di non aver bisogno di controfigure anche per girare le scene più funamboliche.

Dopo diverse pellicole in cui compare come attore, il nostro, dotato di intraprendenza e lungimiranza, entra anche nel mondo della produzione, prima associandosi ai fratelli Warner (sì, proprio i leggendari Warner Bros), quelli che lo avevano in qualche modo “lanciato”, all’epoca non ancora titolari dell’impero che avrebbero poi costruito, infine dando vita ad una propria etichetta, la The Monty Banks Pictures Inc. Il successo non manca, in quegli anni d’oro per il cinema muto americano, quello comico soprattutto, e anche il cesenate Mario Bianchi ne gode: firma pure un contratto con la Pathè e si ritrova nel novero dei “mostri sacri” dell’epoca insieme a Buster Keaton, Charlie Chaplin, Harold Lloyd e altri.

Che tipo di attore era Monty Banks? Lo riassume bene un articolo di Giulia Lagosti riproposto dal web in La Romagna. Personaggi: «La sua fu una comicità classica, basata su imbarazzo, equivoco, caricatura e satira: in essa comparivano netti gli elementi tipici dello stile americano di quei tempi, come lo slapstick (trovate di facile presa: torte in faccia, cadute, schiaffi) e la pursuite (inseguimento comico). La sua era una comicità universale, in grado di arrivare a tutte le fasce di pubblico».

Monty Banks

Locandine di film interpretati da Monty Banks

 Ma i ruoli di interprete e produttore non bastavano al vulcanico Monty, che si cimentò anche con la regia: dal 1928 infatti operò in tale campo in Inghilterra per la British International Pictures, mentre si affacciava il difficile ed epocale passaggio dal cinema muto a quello sonoro, che prevedeva maggiore disponibilità di mezzi tecnici e un adeguamento sostanziale delle sceneggiature, dei tempi narrativi, dei montaggio e del lavoro degli attori.

E anche in questo ruolo Bianchi se la cavò egregiamente, tanto che la sua ultima regia, nel 1941, lo vide dirigere nientemeno che Stan Laurel e Oliver Hardy, i celeberrimi e immortali Stanlio e Ollio, nel film Great Guns (in Italia ebbe come titolo Ciao amici!). Il film ebbe un notevole successo di pubblico e alti incassi, anche se divise la critica, e venne così presentato dal comunicato stampa della Fox datato 22 settembre 1941: «C’è un sottile quanto rivoluzionario cambiamento nella comicità di Stanlio e Ollio nel loro primo film per la Fox. Pur rimanendo gli interpreti slapstick e i pantomimi di sempre, la loro comicità è meno ampia di quanto fosse prima, ed è stata snellita. Anche il loro aspetto è stato rivisto (…) così come il loro abbigliamento. Questi cambiamenti sono il risultato di discussioni approfondite tra Stan, Ollie, il regista Monty Banks e i dirigenti della Fox. È opinione condivisa che i gusti del pubblico siano cambiati e che personaggi più credili rendano le gag più godibili. In Ciao amici!, Stanlio e Ollio saranno una coppia stramba e divertente non più di quanto potreste trovarne sul serio nella vita reale».

Stanlio e Ollio

La locandina del film con Stanlio e Ollio diretto da Monty Banks

Forte del successo professionale e dei relativi e ingenti guadagni, Mario Bianchi, che non dimenticò mai la propria terra e la propria città d’origine, acquistò terreni e proprietà a Cesena, aiutò concretamente parenti ed amici della sua patria lontana e, verso la fine degli anni Trenta, fece costruire sulle prime colline cesenati, a Ponte Abbadesse in località Belvedere, una villa dal sapore hollywoodiano, chiamata Villa Bianchi o Villa Monty Banks, oggi da poco restaurata, riportata all’originale splendore e trasformata in “agriturismo” di classe e di lusso. L’attore, produttore e regista romagnolo che aveva ottenuto successo e fatto fortuna negli Stati Uniti, passò gli ultimi anni della sua vita viaggiando tra America, Inghilterra e Italia. Morì di infarto, appena cinquantaduenne, nel gennaio del 1950, ad Arona, su un treno che lo stava portando a Cesena.

Monty Banks
Monty Banks

Monty Banks con la seconda moglie Gracie Fields; la villa Monty Banks nei dintorni di Cesena

Un altro romagnolo, oggi forse sconosciuto ai più, lavorò nel cinema di quegli anni (anche in America) in qualità di attore, regista e stuntman: si tratta di Luciano Albertini (pseudonimo di Francesco Vespignani), nato a Lugo di Romagna nel 1891 e morto nel 1941 (secondo altre fonti, nel 1945) nell’Ospedale psichiatrico di Budrio.

Ginnasta e “culturista” ante litteram si trasferì da giovane all’estero, lavorò in Francia e in Germania, dove nel 1905 divenne acrobata del Circo Busch di Berlino, prima di dare vita ad una propria troupe che ebbe successo in tutta Europa. Poi passò al cinema; nel 1913 debuttò nel film Spartaco e nel 1917 fu interprete di La spirale della morte, con la regia di Filippo Costamagna. Nel 1918, alla fine della guerra, per la «Pasquali Film» interpretò il forzuto Sansone in Sansone contro i Filistei, la prima di una serie di pellicole dedicate a quel personaggio. In seguito fu poi protagonista di molti altri film, fra cui Il mostro di Frankenstein del 1921, ritenuto il primo horror italiano.

Luciano Albertini
Luciano Albertini

Luciano Albertini (Francesco Vespignani)

Operò anche come produttore, poi andò in America, ma Hollywood lo deluse: il film più importante a cui partecipò oltre-oceano, The Iron Man, non riscosse successo. Sconfortato ritornò in Germania, ma l’avvento del sonoro lo trovò impreparato alla novità, tanto che recitò solo in un film parlato, Hanno pignorato mia moglie. Tornò in Italia luetico, alcoolizzato e psicologicamente instabile. Negli anni Trenta fu ospite dell’istituto di padre Marella a Bologna, poi venne ricoverato nel manicomio di S. Gaetano di Budrio, dove morì.

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