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Cesena. Alle porte di un mondo nuovo: cooperazione romagnola si interroga sulle future sfide

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Il fatto di avere dato risposte concrete durante la pandemia ha messo in luce l’importanza di un’economia cooperativa forte. Il ruolo delle imprese mutualistiche è dunque destinato a crescere a patto che si sappiano intercettare nuovi bisogni e nuove opportunità, prime fra tutte quelle del PNRR. Il convegno di Legacoop Romagna “Alle porte di un mondo nuovo: le prossime sfide della cooperazione” svolto oggi a Cesena fotografa una situazione che dopo un anno e mezzo di pandemia individua i punti chiave da cui ripartire: transizione digitale, fisco, lavoro e formazione, sostenibilità, semplificazione amministrativa e normativa.

Il campione di riferimento è quello di un’associazione che unisce circa 400 imprese che occupano 25.000 lavoratori e sviluppano un valore della produzione di oltre 7 miliardi di euro; 80.500 sono i soci delle cooperative. Il punto di partenza è la ferma condanna dell’attacco alla sede della CGIL da parte del presidente di Legacoop Romagna Mario Mazzotti, ripresa nel suo saluto dal Sindaco di Cesena Enzo Lattuca. Più di un centinaio le persone riunite alla fiera per l’evento, organizzato in memoria di Guglielmo Russo e coordinato dalla presidente di CAD, Renata Mantovani.

“In questa fase in cui l’Europa ha deciso di sostenere la ripartenza con strumenti straordinari ci sono opportunità da cogliere ma anche pericoli che bisogna sapere interpretare — ricorda Mazzotti — perché viviamo un momento delicatissimo, in cui la pandemia non è ancora finita e fattori esterni, come l’aumento dei costi delle materie prime e le battaglie commerciali in corso tra USA e Cina, rischiano di mettere a repentaglio la ripresa, creando bolle speculative e tensioni nelle filiere. A questo si aggiunge il tema della burocrazia e della farraginosità di leggi e sovrapposizione di poteri che sempre più spesso impedisce alle imprese di avere certezze su come operare. La sfida è interpretare in maniera giusta i temi dell’innovazione e della digitalizzazione, che altrimenti rischiano di creare maggiori disuguaglianze e sacche di lavoro povero e marginalizzato. In un mondo in cui i grandi agglomerati multinazionali privatizzano non solo la ricchezza, ma anche la conoscenza, e gli Stati autoritari si muovono con velocità decisionali pericolose, servono nuovi modi di organizzare la programmazione e i servizi. La cooperazione vuole essere protagonista di nuove forme di coprogettazione insieme al pubblico, per creare più inclusione sociale, più equità, più rispetto delle differenze di genere. Legacoop Romagna è al lavoro per questo: rafforzare le imprese cooperative, renderle più solide, creare nuove cooperative e accrescere i percorsi formativi per corrispondere alla domanda di lavoro e professionalità spesso inevasa”.

Di fronte alla ripartenza non mancano i rischi. «Le imprese hanno problemi ad individuare persone da assumere, dalla manodopera ai dirigenti. L’aumento del costo delle materie prime – con conseguenti ritardi di produzione e consegne – sta già bloccando alcuni cantieri», dice il vicepresidente di Legacoop Romagna, Luca Panzavolta.

Elementi che contrastano con una ripresa che, come ricorda il presidente della Regione Stefano Bonaccini, in Emilia-Romagna potrebbe raggiungere livelli mai visti. “Se possiamo ripartire in questo modo è grazie al successo della campagna vaccinale. Abbiamo davanti anni in cui se sapremo spendere bene queste risorse l’Italia potrebbe crescere a ritmi che non ha conosciuto negli ultimi 30 anni, con un’importante riduzione del debito pubblico. L’Emilia-Romagna spende bene le risorse europee anche grazie al continuo lavoro di dialogo con le parti sociali, a partire dalla cooperazione, che sono firmatarie del nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima, per cercare di agganciare quella transizione ecologica che il green new deal a livello europeo indica nel PNRR”.

La difficoltà è quella di declinare l’aumento del PIL come incremento del benessere nella vita delle persone. Il direttore scientifico di IPSOS Enzo Risso, nel presentare la sua ricerca evidenzia un dato: l’Italia è il Paese europeo dove la preoccupazione per il lavoro è più alta (52%), il terzo dopo Ungheria e Polonia per pressione del populismo. Le preoccupazioni dell’uomo della strada sono non solo per la distanza tra ricchi e poveri, ma anche per la disuguaglianza sociale e le pari opportunità. Ottimo quindi il giudizio sulle Linee guida su politiche e linguaggio di genere in azienda che presenta Elena Zannoni.

Preoccupano invece i livelli di sfiducia nel Paese, le emozioni negative che attraversano le persone e si trasformano in richiesta di cambiamento radicale. «C’è però un bisogno di condivisione e mutualismo che fa dire a tre italiani su quattro che c’è bisogno di più imprese cooperative», ricorda Risso.

In Romagna la percezione generale è ancora migliore, grazie a un tessuto sociale in cui alla tradizionale voglia di fare aumentano valori come socialità, amicizia e famiglia. Ma scende purtroppo il livello di tolleranza e il disagio sociale appare alto, con il barometro che volge al brutto per sei persone su dieci. Percezioni che alimentano l’astensionismo elettorale, specie delle classi più basse.

“La recessione economica – conclude Risso — spaventa più del Covid, la Romagna è alla ricerca di nuove risposte e il ruolo del movimento cooperativo, sostenuto dal 67% delle persone, è fondamentale nella ricetta di uno sviluppo sostenibile. La vera sfida però è quella di una sostenibilità totale, in cui i valori ambientali si sposano con quelli del lavoro, dell’occupazione femminile e giovanile, dell’innovazione, di una diminuzione complessiva delle disuguaglianze sociali”.

Le sfide sono tante e diverse, a seconda dei settori, come è emerso dal confronto con le imprese, coordinato dal giornalista del Corriere della Sera Andrea Rinaldi e che ha visto protagonisti Ruggero Sintoni di Accademia Perduta Romagna Teatri, Cristian Tamagnini di Cento Fiori, Giovanni Piersanti di C.A.C. e Carlo Occhiali di Raviplast.

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