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Slow Food presenta “Un Altro Mare”, la rete per la tutela e la valorizzazione della piccola pesca artigianale dell’Emilia-Romagna

Slow Food ha organizzato a Bologna, dal 22 al 24 febbraio, la quinta edizione di Sana – Slow Wine Fair, la fiera dedicata al vino “buono, pulito e giusto”, con oltre mille cantine italiane ed estere. Nel programma, come da tradizione Slow Food, convegni, masterclass, incontri con i produttori e momenti di approfondimento tematico.

Durante la conferenza di lunedì 23 febbraio è stato presentato il progetto “Un Altro Mare – Comunità della Piccola Pesca artigianale dell’Emilia-Romagna”, un percorso che punta a costruire una rete regionale capace di valorizzare e tutelare la piccola pesca mettendo al centro ambiente, turismo, gastronomia, tradizione e cultura.

Alla presentazione erano presenti, tra gli altri, la presidente di Slow Food Emilia-Romagna Claudia Zama e il responsabile regionale dell’Economia del Mare Mauro Zanarini, che ha illustrato la struttura del progetto. Non è mancato il momento conviviale: alcuni vini selezionati hanno accompagnato crostini con storione affumicato e anguilla affumicata del Parco del Delta del Po Emilia-Romagna.

Il progetto parte dalla necessità di rafforzare modelli di aggregazione tra le marinerie di Goro, Porto Garibaldi, Ravenna, Cervia, Cesenatico, Bellaria Igea Marina, Rimini e Cattolica. L’obiettivo è ottimizzare risorse e competitività, garantendo un giusto valore economico ai pescatori e costruendo una promozione territoriale condivisa.

La proposta è quella di una Comunità regionale che metta in rete esperienze, criticità e soluzioni delle piccole marinerie, svolga attività di educazione alimentare e ambientale, valorizzi il pescato locale e rappresenti un interlocutore unitario nei confronti delle istituzioni. Al centro c’è la difesa di una pesca selettiva e stagionale, rispettosa dei cicli riproduttivi e delle attrezzature tradizionali che non impoveriscono il mare.

Particolare attenzione viene dedicata alla riqualificazione del cosiddetto “pesce povero”: sgombro, cefalo, sardina, seppia, canocchia, coda di rospo, cagnolo, tracina, anguilla, mazzola, triglia. Specie meno valorizzate dal mercato ma centrali nella tradizione gastronomica locale, che possono diventare protagoniste di una strategia di rilancio legata alla stagionalità, alla tracciabilità e alla cucina territoriale.

Il progetto tocca anche il tema della governance del mare e dell’economia blu sostenibile: ripristino e conservazione delle risorse biologiche, promozione dell’acquacoltura responsabile, sostegno alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti ittici, tutela delle aree costiere e lagunari, valorizzazione della vallicoltura e della molluschicoltura. L’intenzione è integrare pesca, turismo e cultura in una visione coordinata.

Un capitolo importante riguarda il coinvolgimento dei giovani e delle donne. Si parla di cooperative giovanili, formazione specifica, collaborazione con scuole alberghiere e percorsi per favorire il ricambio generazionale in un settore che soffre l’invecchiamento degli addetti. L’obiettivo è sostenere nuovi “contadini del mare”, puntando su qualità, specializzazione e lavoro di squadra.

Tra le iniziative annunciate figura “Un Altro Mare on the road”, con un primo appuntamento previsto a giugno 2026 a Strasburgo, in Alsazia, in collaborazione con Slow Food Alsazia, per attivare un gemellaggio e sviluppare scambi commerciali e pacchetti turistici legati ai prodotti del Parco del Delta del Po.

Il percorso è pensato su un orizzonte 2026-2030, con priorità già definite per il primo anno. L’obiettivo dichiarato è costruire una rete regionale ampia che coinvolga pescatori, ristoratori, produttori, associazioni, volontariato, scuole, operatori turistici e istituzioni, mettendo al centro il bene comune legato al cibo, all’ambiente e alla socialità.