Dopo l'ultima esperienza
|Problemi al Pronto Soccorso. La Uil chiede più personale
Da ieri è tornata a circolare l’immagine di ciò che accade, ormai con una frequenza che non possiamo più chiamare eccezionale, dentro i nostri Pronto soccorso: tensione, esasperazione, aggressioni verbali e fisiche a danno di chi è lì, semplicemente, per curare. Nel caso specifico è un video girato al Pronto soccorso di Cesena e che ha migliaia di visualizzazioni.
A quelle lavoratrici e a quei lavoratori la Uil esprime la solidarietà piena, senza sconti e senza riserve. “Così come avviene per i nostri centri storici – scrive la Uil – anche nei contesti lavorativi della Ausl leggere i fatti separati o a compartimenti stagni è il primo ostacolo per capire davvero cosa sta succedendo. Vale la stessa grammatica per un pronto soccorso”.
La Uil ricorda che anche un pronto soccorso è un presidio e “quando si tagliano gli organici si assottiglia la presenza umana, il tempo e inevitabilmente si creano tensioni. Tensioni che talvolta sono determinate da sconforto altre da vera e propria inciviltà”.
Perciò sottolineano che sstegno alle dotazioni organiche e presidi di sorveglianza a garanzia degli operatori non sono due emergenze diverse sono due necessità che servono per garantire sostegno tanto ai pazienti quanto a chi li cura.
Perché chi lavora in sanità sta dentro la parte più delicata di questo processo. Ogni giorno fronteggia dolore, paura, persone che non comprendono — o non possono o vogliono comprendere — la fatica di un sistema lasciato a corto di personale. E troppo spesso viene lasciato solo a fare da parafulmine per inefficienze che non ha creato. “Non è accettabile. Difendere chi cura è la condizione perché il diritto alla salute, che l’articolo 32 affida alla Repubblica, resti in piedi per tutti”.
Per questo la Uil chiede che il tema venga finalmente affrontato per quello che è, superando la propaganda e quel rimpallo di competenze che conosciamo bene anche sul nostro territorio: la sicurezza pubblica «è delle forze dell’ordine», l’organizzazione e il personale «è dell’azienda», l’ordine «è del Comune». Il cittadino in barella e l’infermiere che incassa lo strattone non chiedono di chi sia la competenza: chiedono che qualcuno risponda. “La sicurezza non è una palla da rimpallarsi attorno a un tavolo. È un obbligo morale e materiale, e va mantenuto con misure vere e non più rinviabili: assunzioni stabili per coprire i vuoti d’organico, presidio reale delle forze dell’ordine e vigilanza nei punti sensibili, sistemi d’allarme efficaci, formazione alla gestione delle situazioni critiche e, non ultimo, presa in carico psicologica e legale di chi subisce un’aggressione. Anche su questo tema servono risposte e non rimpallo, serve un impegno comune delle forze politiche senza strumentalizzazioni ma con spirito di risoluzione dei problemi. In sostanza quelli che la politica dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) sempre fare”.



