Chiesti più controlli
|Barriera. A Cesena Siamo Noi piace l’ordinanza, ma chiede di più
L’ordinanza con cui il Comune di Cesena introduce il divieto di vendita per asporto e di consumo di bevande alcoliche in alcune aree del centro storico rappresenta un cambio di impostazione rispetto a quanto sostenuto negli ultimi mesi. Lo sostiene Cesena Siamo Noi.
Poi prosegue: per lungo tempo cittadini, residenti, commercianti e associazioni di categoria hanno denunciato episodi di degrado, bivacchi, ubriachezza molesta e comportamenti che compromettevano vivibilità del centro cittadino. Più volte queste preoccupazioni sono state ridimensionate o ricondotte a episodi isolati. Oggi, invece, è la stessa Amministrazione a riconoscere che non è mera percezione come ci raccontavano, ma che esiste una criticità tale da rendere necessario un provvedimento straordinario. Prendere atto del problema è certamente meglio che continuare a negarlo. Tuttavia, un’ordinanza temporanea non può diventare la risposta definitiva a un fenomeno che si trascina da anni.
Le ordinanze hanno una durata limitata e intervengono sull’emergenza. Possono ridurre alcuni comportamenti, ma difficilmente li eliminano. Esiste inoltre il rischio concreto di una semplice delocalizzazione del fenomeno: chi intende acquistare alcol potrà farlo in un’altra zona della città e consumarlo comunque nelle aree interessate dalle criticità. In questo modo il problema non viene risolto, ma semplicemente spostato.
Per questo, il gruppo consiliare Cesena Siamo Noi, ritiene che sia necessario affiancare all’ordinanza strumenti strutturali e permanenti.
Il Codice della Convivenza Civile del Comune di Cesena individua oggi come aree sottoposte alle misure di particolare tutela esclusivamente il comparto universitario e alcuni plessi scolastici, mentre il centro storico continua a esserne escluso, nonostante sia proprio l’area nella quale il Comune ha ritenuto necessario intervenire con un’ordinanza straordinaria certificando che come i comportamenti, denunciati da tanti, compromettono la vivibilità del centro storico e costituiscono una criticità reale.
Non si tratta di misure punitive, ma di strumenti di prevenzione già previsti dall’ordinamento e pensati proprio per tutelare il decoro urbano, la sicurezza e la fruibilità degli spazi pubblici. Accanto agli strumenti normativi occorre però investire anche sulle risorse umane. Csn ribafìdisce che è indispensabile rafforzare la presenza della Polizia Locale, aumentare i controlli nelle fasce orarie più critiche, migliorare il coordinamento con le Forze dell’Ordine e rilanciare una mediazione sociale realmente efficace. La sicurezza non può essere affidata esclusivamente ai divieti: richiede una presenza costante delle istituzioni sul territorio, capace di prevenire le situazioni di degrado prima che degenerino. E’ essenziale una mediazione sociale continuativa ed efficace.
Inoltre Csn resta convinta che la tutela del centro storico non riguarda soltanto l’ordine pubblico. Significa difendere la qualità della vita di chi vi abita, sostenere le attività economiche che investono ogni giorno nella città e garantire che famiglie, giovani e turisti possano frequentare piazze e strade in un clima di serenità. Un centro storico percepito come insicuro rischia infatti di perdere attrattività, con conseguenze anche sul tessuto commerciale e sociale.
Per questo guarda con favore all’ordinanza adottata dal Comune, ma ritiene che non debba rappresentare un punto di arrivo. deve essere l’inizio di un significativo cambio di approccio, fondato su strumenti strutturali, regole chiare e controlli efficaci, trasformando un provvedimento temporaneo in una strategia stabile di sicurezza urbana, capace di restituire ai cittadini un centro storico più sicuro, più vivibile e più accogliente durante tutto l’anno.


