Logo
Svolta storica: Naspi anche a chi si dimette a causa di violenze
Il coordinamento Pari Opportunità della Uil col segretario Manzelli

Con un chiarimento fondamentale, l’Inps stabilisce che chi è costretto a dimettersi per salvaguardare la propria incolumità ha diritto alla NASpI senza alcuna penalità. Le dimissioni sono equiparate a giusta causa e riconosciute come disoccupazione involontaria.

Il coordinamento Pari Opportunità e Politiche di Genere della Uil di Cesena, rappresentato dalla coordinatrice Esmeralda Sinani e dalle referenti Elisa Montanari e Martina Zignani, esprime piena soddisfazione: «Si riconosce finalmente che la violenza non si ferma ai cancelli dell’azienda — dichiarano — e che la sicurezza delle persone viene prima di ogni altro aspetto».

La vera novità: la tutela si applica anche quando le violenze provengono da soggetti esterni, sul tragitto casa–lavoro o in contesti diversi da quello lavorativo.

L’Inps scrive: «Le violenze e le condotte persecutorie, anche se provenienti da soggetti estranei all’ambiente professionale, possono determinare un’oggettiva impossibilità di proseguire l’attività lavorativa. La scelta di interrompere il rapporto non è libera decisione, ma atto di autodifesa. Tali dimissioni sono equiparate a giusta causa, garantendo diritto alla NASpI senza penalità.»

Puè fruirne: : chi lascia il lavoro per violenze, molestie, minacce, atti persecutori; anche se l’autore è estraneo all’ambiente lavorativo; anche se gli episodi avvengono sul tragitto casa–lavoro; in caso di violenza di genere, espressamente tutelata dal Ministero del Lavoro.

«Questa misura — sottolineano Esmeralda Sinani, Elisa Montanari e Martina Zignani — colma un vuoto importante: per troppo tempo si è chiesto alle vittime di dimostrare che le violenze avvenivano in azienda, ignorando che la violenza di genere colpisce ovunque.»

Il riconoscimento non è automatico: occorre dimostrare che gli episodi hanno reso impossibile o pericoloso proseguire l’attività, tramite documentazione oggettiva (denunce, certificazioni sanitarie, provvedimenti giudiziari, attestazioni di centri anti-violenza o servizi sociali).

Questa la riflessione del coordinamento Pari Opportunità della Uil: “La violenza non conosce confini: non si ferma fuori dal cancello dell’azienda. E per troppo tempo, se quella violenza ti costringeva a lasciare il lavoro, ti veniva negato anche il sostegno economico: quasi che salvarsi fosse una colpa. Oggi si afferma un principio semplice e giusto: nessuno deve scegliere tra la propria sicurezza e il proprio reddito. Se te ne vai per proteggerti, non è rinuncia: è autodifesa. La violenza non è un fatto privato: quando ti toglie la libertà di lavorare, riguarda tutta la comunità. E il sostegno economico non è un dettaglio: è lo strumento che restituisce libertà. Non si può dire «basta» se non si ha la possibilità di mantenersi. Nessuno deve essere abbandonato mentre cerca di salvarsi. Oggi dire «me ne vado per salvarmi» non significa più perdere tutto. Significa essere protetti”.