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Dopo l’acqua resta la memoria. After the Flood, l’alluvione in Romagna raccontata attraverso i disegni di Gianluca Costantini

“Quando una catastrofe avviene a casa, ti rendi conto molto concretamente della fragilità del territorio e di quanto velocemente possa cambiare tutto”. È da questa vicinanza, anche personale, che nasce After the Flood, il progetto di graphic journalism con cui Gianluca Costantini torna sull’alluvione che nel maggio 2023 ha colpito la Romagna.

Costantini, artista e fumettista ravennate, da anni utilizza il disegno per raccontare guerre, repressioni, violazioni dei diritti umani e trasformazioni sociali in diverse parti del mondo. Questa volta, però, il punto di partenza è il territorio in cui vive. Per costruire il racconto ha chiesto al fotografo e fotogiornalista Michele Lapini di mettere a disposizione il lavoro realizzato nei giorni dell’alluvione.

After the Flood nasce così dall’incontro tra due linguaggi: le fotografie e le testimonianze raccolte da Lapini e il disegno di Costantini. Non un semplice lavoro di illustrazione, ma un tentativo di tornare su ciò che è accaduto quando l’emergenza è ormai uscita dalle prime pagine.

Il progetto parte infatti da tre giorni trascorsi nei territori colpiti, tra persone impegnate a liberare case e strade dal fango, recuperare oggetti, libri e fotografie e aiutare i propri vicini. Ma prova a spostare lo sguardo oltre le immagini della grande mobilitazione che hanno segnato il racconto dell’alluvione.

Dentro quelle immagini restano infatti il trauma, la perdita, la stanchezza, la rabbia e le domande sulle responsabilità. E resta il rapporto sempre più difficile tra territorio, eventi meteorologici estremi e crisi climatica.

Il disegno diventa quindi uno strumento per rallentare quello sguardo. Non per sostituire la fotografia, come spiega lo stesso Costantini, ma per costruire un’altra forma di relazione con le immagini e con le storie che raccontano.

After the Flood è stato pensato come un racconto digitale, pubblicato online attraverso ChannelDraw (After the Flood – ChannelDraw), l’archivio visuale creato da Costantini e dedicato al graphic journalism e alle trasformazioni sociali contemporanee. Il progetto è stato inoltre tradotto in diverse lingue: parte dalla Romagna, ma cerca deliberatamente un pubblico più ampio, perché le domande poste dall’alluvione riguardano ormai territori molto lontani tra loro.

A Costantini abbiamo chiesto che cosa significhi raccontare una catastrofe avvenuta “a casa”, che cosa rimanga delle persone incontrate attraverso le fotografie di Lapini e quale spazio possa avere il disegno nel giornalismo contemporaneo.

Da anni lavori con il disegno su vicende e conflitti che spesso riguardano luoghi lontani dall’Italia. Che cosa cambia quando il tuo lavoro ti porta a raccontare una ferita che riguarda il territorio in cui vivi, che conosci e che senti anche come tuo? È diverso osservare e raccontare una catastrofe quando accade “a casa”?

Sì, è molto diverso. Da anni disegno guerre, repressioni, violazioni dei diritti umani e persone che spesso vivono a migliaia di chilometri da me. In quei casi il mio lavoro consiste anche nel cercare di ridurre quella distanza, nel tentativo di creare una relazione attraverso il disegno. Con l’alluvione in Romagna quella distanza non esisteva. Erano luoghi che conoscevo, strade che avevo percorso, persone che potevano essere miei amici. Quando una catastrofe avviene “a casa”, ti rendi conto molto concretamente della fragilità del territorio e di quanto velocemente possa cambiare tutto. Una casa, una strada, un campo, un archivio, una biblioteca: in poche ore ciò che sembrava stabile può essere sommerso dall’acqua e dal fango. After the Flood nasce anche da questa vicinanza. Non volevo raccontare l’alluvione soltanto come un’emergenza, ma interrogarmi sulle sue conseguenze e sulle responsabilità, in un territorio che dovrà confrontarsi sempre più spesso con gli effetti della crisi climatica. Per farlo ho chiesto aiuto al fotografo e fotogiornalista Michele Lapini.

Che cosa ti hanno lasciato le persone incontrate durante questo lavoro? C’è una testimonianza, un’immagine o un momento che ti è rimasto particolarmente impresso e che ha cambiato il modo in cui stavi costruendo il racconto?

Io non ero presente durante quei giorni: il mio incontro con quei luoghi e con quelle persone è avvenuto attraverso le fotografie e il racconto di Michele. Nelle sue immagini mi hanno colpito soprattutto i gesti e i dettagli: le persone che cercavano di recuperare ciò che potevano, gli oggetti che riemergevano dal fango, le tracce di vite improvvisamente sconvolte.
Mi sono rimasti particolarmente impressi i libri. Le persone cercavano di recuperarli, pulirli, separarli, capire quali potessero essere salvati. Un libro può avere un valore economico minimo, ma può contenere una parte della vita di qualcuno. Lo stesso vale per una fotografia, un quaderno o un oggetto apparentemente insignificante.
Lavorando su quelle fotografie ho capito che non dovevo cercare necessariamente la grande immagine della catastrofe. A volte un piccolo gesto o un oggetto coperto di fango raccontavano ciò che era accaduto molto meglio di una visione panoramica della devastazione.
Anche la grande mobilitazione delle persone mi è arrivata attraverso quelle immagini. La solidarietà è stata reale e straordinaria, ma non volevo trasformarla in una rappresentazione consolatoria. Dietro quei gesti continuavano a esserci la perdita, la stanchezza, il trauma, la paura e la rabbia.

Che cosa può restituire il disegno che una fotografia o una telecamera non riescono a cogliere?

Non credo che il disegno riesca a raccontare qualcosa che fotografia e video non possono raccontare. Sono linguaggi diversi e questo progetto nasce proprio dal dialogo con il lavoro fotografico di Michele. La differenza, per me, riguarda soprattutto il tempo. Una fotografia può fermare un istante con una forza e una precisione che il disegno non possiede. Il disegno introduce invece inevitabilmente una distanza temporale. Per disegnare devo guardare, scegliere, eliminare, ricostruire. L’immagine deve attraversarmi prima di tornare sulla carta. È un processo lento. In un momento in cui siamo continuamente attraversati da migliaia di immagini, questa lentezza può avere un valore. Il disegno costringe prima me e poi, spero, chi guarda a fermarsi un po’ più a lungo. Per questo considero il disegno anche uno strumento giornalistico. Non perché pretenda di essere oggettivo, ma perché rende visibile il processo dello sguardo. Ogni linea è una scelta. Dichiarare quello sguardo, secondo me, può essere una forma di onestà.

Avete in programma di presentare “After the Flood” nei territori colpiti dall’alluvione? Nei luoghi e davanti alle persone che quella storia l’hanno vissuta?

In realtà After the Flood non è stato pensato come una mostra o come un progetto da presentare in un luogo specifico. È nato per essere visto e letto online: un racconto digitale costruito attraverso il rapporto tra testo e disegno e accessibile da qualsiasi luogo. Anche per questo abbiamo deciso di tradurlo in diverse lingue. La storia parte dalla Romagna e da un evento molto preciso, ma riguarda qualcosa che sta diventando universale. Gli eventi climatici estremi stanno entrando sempre più frequentemente nelle nostre vite e modificano il modo in cui abitiamo e percepiamo i nostri territori.
Mi interessa che After the Flood possa essere letto in Romagna, ma anche dall’altra parte del mondo, e che chi lo legge possa riconoscervi qualcosa che lo riguarda. La rete permette al racconto di attraversare confini e lingue senza perdere il legame con il luogo da cui nasce. Le catastrofi, inoltre, hanno un tempo mediatico molto breve. Per alcuni giorni l’attenzione si concentra su un territorio, poi inevitabilmente si sposta altrove. Mettere questo lavoro online significa invece costruire qualcosa che rimanga accessibile anche quando l’emergenza non è più una notizia. È questa la natura del progetto: partire da una storia locale e trasformarla in un racconto capace di continuare a circolare, perché le domande che pone non riguardano soltanto la Romagna.

After the Flood After the Flood – ChannelDraw
Una storia di Michele Lapini
Disegni di Gianluca Costantini