Ricetta veterinaria è atto ordinativo, non un ‘buono’: Marcello Tordi fa chiarezza in merito

Marcello Tordi, presidente dell’Ordine medici veterinari della Provincia di Forlì – Cesena, prendendo spunto dal servizio “Ricette…bestiali” andato in onda il 30 ottobre 2019 sul TG satirico “Striscia la Notizia”, ha rilasciato un comunicato stampa nel quale cerca di fare chiarezza in merito alla ricetta veterinaria, sulla quale sembra esserci tutt’ora molta confusione:

“In primo luogo, mi preme sottolineare che la ricetta veterinaria, non importa se cartacea come un tempo o elettronica come previsto ora, non è un “buono” con cui si può andare ad acquistare un determinato bene ma è un atto “ordinativo” rivolto al farmacista da parte del medico veterinario che, sottoscrivendolo – su carta o in digitale – se ne assume la responsabilità, di fronte al farmacista, di fronte al cliente e – cosa non trascurabile – di fronte alla legge.

La ricetta veterinaria è parte integrante di un atto professionale medico veterinario, dal più semplice al più complesso, che inizia con un accertamento clinico, prosegue con una diagnosi che conduce all’adozione di un protocollo terapeutico e termina con una certificazione (anche la ricetta veterinaria rientra in questo novero in quanto, sotto la sua responsabilità, il veterinario certifica che un determinato animale necessita di un determinato medicinale per la sua salute) e la soluzione del caso. Quanto ho appena descritto ha un costo, anche in termini meramente economici, che, contrariamente a quanto succede di norma per l’uomo, per il quale interviene il Sistema Sanitario Nazionale, deve essere sostenuto da chi richiede la prestazione.

Non deve meravigliare se un professionista, dal quale – come proprietari di animali – esigiamo strutture sanitarie accoglienti, attrezzature adeguate, preparazione professionale sempre aggiornata e al passo con l’evolversi delle conoscenze scientifiche in campo medico veterinario, chiede il pagamento di una prestazione professionale ancorchè, ai nostri occhi di proprietari di animali, questo atto appaia poco più che una formalità. Non siamo forse abituati, quando andiamo in un negozio, da un artigiano o da un professionista a chiedere il corrispettivo che dobbiamo per l’acquisto di un bene, di un servizio o di una prestazione professionale e pagare per quanto ricevuto anche nel caso questo ammonti a pochi centesimi? Perché dal veterinario dovrebbe essere diverso?”