Al teatro Bonci di Cesena prima assoluta per la partitura contemporanea del Borghese Gentiluomo di Molière

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A partire da varie versioni musicali della celebre drammaturgia di Molière, il laboratorio di idee del Conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena elabora una partitura contemporanea che debutta sul palcoscenico cittadino: Il Borghese gentiluomo in musica “Altro non è la Pazzia che Malinconia”. Monsieur Moliere e Monsieur Lully alla corte del Gran Muftì sarà in scena, in prima assoluta, sabato 16 novembre al Teatro Bonci di Cesena (ore 21.00) per la rassegna LIBRETTI CESENATI PER ALESSANDRO BONCI.

Le bourgeois gentilhomme (Il borghese gentiluomo) di Molière ha attirato, nei secoli, l’interesse di molti musicisti. Innanzitutto Jean Baptiste Lully che compone le musiche di scena e le coreografie per la prima rappresentazione del 1670. E poi, due secoli e mezzo più tardi, Richard Strauss che nel 1920 scrive una suite per una messa inscena novecentesca della comèdie-ballet originale. Questi due capolavori costituiscono la materia dello spettacolo Il Borghese gentiluomo in musica “Altro non è la Pazzia che Malinconia”. Monsieur Molière e Monsieur Lully alla corte del Gran Muftì. In palcoscenico sono schierate due diverse orchestre, una formata da strumenti barocchi e diretta da Gabriele Raspanti, I Musici Malatestiani, l’altra costituita invece da strumenti moderni e guidata da Paolo Chiavacci, l’Ensemble “Metamorphosen”.

I due ensemble eseguono, in alternanza, otto frammenti tratti dalle due partiture. Tra un brano e l’altro vengono messi in scena quattro dialoghi immaginari tra Molière, interpretato da Gabriele Marchesini, e Lully, interpretato da Emanuele Marchesini, e altrettanti monologhi in cui lo stesso Molière riflette sulla propria esistenza, sul senso del teatro, sul conflitto tra musica, danza e parola e sul carattere dei propri personaggi. Il testo è di Guido Barbieri.

Il perno intorno al quale ruota la mise en scene è Le bourgeois gentilhomme, la comédie-ballet scritta nel 1670 da Molière per Luigi XIV, il Re Sole, e per la quale Jean Baptiste Lully, allora sovrintendente musicale di corte, compone le musiche di scena e le coreografie. Protagonista è il personaggio di Monsieur Jourdain, un ricco e ingenuo mercante parigino che sperpera il proprio patrimonio per vivere e comportarsi come un perfetto gentiluomo, acquisendo le virtù dell’amata e ammirata nobiltà. Duecentocinquant’anni dopo Lully, anche un altro compositore viene attratto irresistibilmente dalla carica grottesca e parodistica del testo di Molière: Richard Strauss nel 1920 compone una suite di musiche strumentali intitolata, in tedesco, Das Bürger als Edelmann.

L’architettura musicale dello spettacolo è costituita dall’esecuzione, in alternanza, di otto frammenti tratti dalle due partiture. Ma dalla musica, e dall’accostamento tra l’Antico e il Moderno, fiorisce inevitabilmente la parola. Non il testo originale della commedia, bensì una sorta di “storia parallela”, immaginata da Guido Barbieri, che ruota intorno ai dissidi, ai dissapori, alle incomprensioni, a volte i veri e propri litigi, che divisero per tutta la via Molière e Lully: due uomini di ingegno e di potere, che si contesero aspramente i favori del Re.

I quattro frammenti delle musiche di Lully sono infatti preceduti da altrettanti dialoghi immaginari tra Molière e il suo rivale. Il commediografo e il compositore si incontrano, nel giorno della prima prova, nella sala del teatro del Castello di Chambord dove andò in scena la prima rappresentazione. E tra i due le sono scintille.

I quattro frammenti della suite di Strauss vengono invece preceduti da altrettanti monologhi il cui protagonista è Molière. Il commediografo riflette sulla propria esistenza, sui suoi amori passati e presenti, sul senso del teatro, sullo storico, insanabile dissidio tra le ragioni della parola e le ragioni della musica, sul suo controverso rapporto con l’aristocrazia, sull’ammirazione per il suo sovrano e soprattutto sulla figura di Jourdain. In apparenza una semplice “maschera comica”, ma in realtà un personaggio tragico che crede nella utopia di una nobiltà di cuore, di mente e di spirito: una virtù che purtroppo esiste soltanto nei suoi sogni. Della sua follia Jourdain rimarrà per sempre prigioniero e lo spettatore, guardandolo svanire nelle sue innocenti fantasie, si sente anch’esso rinchiuso in una indecifrabile, impalpabile Malinconia: “Altro non è la Pazzia – appunto – che Malinconia”.

Guido Barbieri

Guido Barbieri, critico musicale del quotidiano La Repubblica, insegna Storia ed estetica della Musica al Conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena. Da alcuni decenni voce “storica” di Radio 3 si dedica principalmente, oggi, alla drammaturgica musicale, rivolgendo una particolare attenzione alla “musica della realtà”. Ha scritto testi, libretti e readings per molti teatri in Italia e all’estero, in collaborazione con alcuni dei più noti musicisti, compositori e registi italiani: Riccardo Nova, Franghiz Ali Zadeh, Lucia Ronchetti, Silvia Colasanti, Ennio Morricone, Adriano Guarnieri, Paolo Marzocchi, Andrea Molino Michele Tadini, Mario Brunello, Andrea Lucchesini, Giorgio Barberio Corsetti, Elio De Capitani, Moni Ovadia, Alessio Pizzech e molti altri. I titoli più importanti sono Portopalo. Nomi su tombe senza corpi, Night Commuters, Three Miles Island, Al Kamandjati, basato sulla storia del muscista palestinese Ramzi Aburedwan, Le ossa di Cartesio. Numerosi in particolare, i testi e gli spettacoli dedicati alla musica della Shoah. Tra gli altri La corda spezzata, un radiodramma sui musicisti di Terezin prodotto da Radio 3 e presentato al Prix Italia, l’adattamento di Badenheim 1939 di Aaron Appelfeld e de I Cannibali di George Tabori, Le imperdonabili, basato sui Diari di Etty Hillesum, Un violoncello nell’inferno di Terezin, Dove almeno troverò un po’ di pace, dedicato alla vicenda di Orlando Orlandi Posti, uno dei martiri delle Fosse Ardeatine, Il diario di Dora Klein, Storia di Jean e Jean, sulla vicenda di Jean Le Boulaire/Jean Lanier, e inoltre il libretto dell’opera Il viaggio di Roberto. Un treno verso Auschwitz, su musiche di Paolo Marzocchi.

Tuttora scrive saggi e tiene conferenze per le maggiori istituzioni musicali italiane. Attualmente è direttore artistico della Società dei Concerti Guido Michelli di Ancona e membro della direzione artistica dell’Archivio Nazionale del Diario di Pieve S. Stefano. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Feronia per la critica musicale.

Gabriele Marchesini

Regista teatrale e già anche radiotelevisivo (Rai 1 e Rai Tv 2 e 3), attore di reading con ensemble di musica classica e jazz dal vivo (per oltre un decennio ha recitato Le irregolari di Massimo Carlotto  con Paolo Fresu e Xavier Girotto in live), docente di corsi di formazione, già professore di teatro per gli studenti americani di Eastern College Consortium e di Indiana University, organizzatore artistico di eventi (tra cui: parecchie edizioni di Bologna Sogna; dal 2003 al 2009 la  direzione artistica del Progetto Dioniso nella Necropoli di Misa a Marzabotto dove ha realizzato ogni anno un nuovo allestimento teatrale su testi di Aristofane per un  totale di 7 regie; lettore e regista dell’appuntamento annuale di Ravenna Poesia, ecc.). È autore del volume Conoscere il teatro (1988).

Dopo studi umanistici (liceo classico e filosofia) e attività di attore è passato giovanissimo alla regia  e con il suo primo spettacolo Hyeronimus Bosch venne invitato al festival internazionale di Tubingen in Germania (1974) per rappresentare l’Italia nel nuovo teatro di ricerca europeo. Da allora si è confrontato con successo in tutti i generi (dalla sperimentazione alla prosa, dal teatro d’animazione al teatro lirico e musicale, dal teatro immagine al teatro d’autore, dalla drammaturgia classica a quella contemporanea), maturando così un’esperienza non comune sotto il profilo artistico, professionale e produttivo.

Recentemente, il successo internazionale della co-produzione del Dittico di Padre Martini (Il maestro di Musica e il Don Chisciotte), rappresentato in Giappone (2013) e a Macao in Cina (2014) dove ha inaugurato la 28° edizione dell’International Music Festival, ha portato alla successiva regia di una nuova versione della Madama Butterfly di Puccini, direttamente allestita in Giappone (con il Teatro Comunale di Bologna e la sua orchestra Flarmonica) a Kyoto nel settembre del 2014. Nel settembre 2015, ancora in Giappone, cura la regia de I Pagliacci di Leoncavallo. Nell’ottobre 2016 il Dittico di Martini viene invitato in Messico dove viene ripreso dalle televisioni americane.

Con il Teatro Bonci e il Comune di Cesena è attiva da molti anni una feconda e articolata collaborazione. Tra i molti  allestimenti da lui curati e diretti: In viaggio da Itaca, allestimento sull’Odissea con prologo ed epilogo di Dacia Maraini (in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Cesena), Chi ha letto il Decamerone?, L’infinito prima di noi (2013-2014) alla Biblioteca Malatestiana di Cesena per il 2300° anniversario di Archimede (testo pubblicato da Carrocci editore insieme al dvd); Caravaggio. Nero d’avorio, concerto spettacolo su testo di Massimo Pulini con protagonista Alessio Boni, replicato in diverse località italiane, Joyce Chamber Music con Alessio Boni e I Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino (2018).

Informazioni

Biglietteria Teatro Bonci, Piazza Guidazzi – Cesena

tel. 0547 355959 fax 0547 355910 info@teatrobonci.it

Orari di apertura: martedì-sabato ore 10-12.30 e ore 16.30-19. Nei giorni di spettacolo: dalle ore 20 all’inizio spettacolo per gli spettacoli serali, dalle ore 14.30 all’inizio spettacolo per gli spettacoli diurni. Domenica, lunedì e festivi: chiusura, ad eccezione dei giorni di spettacolo con aperture alle ore 14,30 per gli spettacoli diurni; dalle 16,30 alle 19 e dalle ore 20 per i serali

Prezzi dei biglietti: settore unico intero € 10, speciale Giovani € 5 – prevendita € 1.

Prevendita via call center e on-line: 892.234 dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 19 e sabato dalle ore 9 alle ore 14 – www.vivaticket.it

cesena.emiliaromagnateatro.com

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