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Claudio Casadio porta in scena un onirico, tenero e tragico Oreste in anteprima a Bagnacavallo il 25 e 26 ottobre, poi debutto a Lucca Comics

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Con quella faccia un po’ così, di chi è nato in Romagna, Claudio Casadio sta collezionando una serie di personaggi di assoluto rilievo che popolano ormai da anni la scena teatrale contemporanea italiana. È un carnefice incarcerato, pentito e tormentato in “Oscura immensità” di Carlotto-Gassmann. È un ladro sempliciotto e quasi gentiluomo in “Il mondo non mi deve nulla” di Carlotto-Zecca. È un gelido aguzzino in “Mar del Plata” di Fava-Marini. È un preside ex-professore un po’ cinico ma capace di capire e farsi capire dai ragazzi ne “La classe” di Manna-Marini. Ora diventa un matricida matto, tenero, tragico, onirico ne “L’Oreste” di Niccolini-Bruno-Marini. Uno spettacolo che è un vero e proprio one-man-show in questo caso. Anche se lui in realtà non è solo.

L’INTERVISTA

Claudio Casadio, stavolta tu sei da solo in scena, ma non sei solo… sembra un ossimoro.

“Sì. Sono da solo, ma il mio non è un monologo.”

Perché dialoghi con dei personaggi che vivono solo nella tua fantasia e che sono rappresentati a fumetti, nella forma della graphic novel.

“Esatto. Io sono l’unico attore in carne ed ossa. Gli altri sono tutti attori virtuali, perché sono tutte proiezioni mentali del protagonista Oreste, finito in un manicomio. Lui ha continuamente queste visioni e questi dialoghi con i personaggi immaginari che accompagnano tutto lo spettacolo. E quindi per tutta la rappresentazione c’è questa videoproiezione dei personaggi a fumetti coi quali interagisco, in diretta, senza pausa… sono dei veri e propri compagni di scena.”

È una soluzione registica interessante.

“Molto. È innovativa. È un esperimento che stanno facendo a Lucca Comics, il festival di fumetti più importante d’Europa con cui collaboriamo e dove debutteremo con lo spettacolo: il nostro “L’Oreste” aprirà a fine mese l’edizione di quest’anno (Lucca Comics 29 ottobre – 1 novembre 2021, ndr). Loro da qualche anno stanno facendo questi esperimenti di graphic novel theatre e Francesco Niccolini – uno dei direttori artistici – ha scritto questo testo pensando a me, mi ha cucito addosso questo Oreste, internato nel manicomio di Imola, un matto romagnolo. E sono contento che sia una figura romagnola, così recito di nuovo con l’accento della mia terra, come ho fatto già in altre occasioni, per esempio ne “Il mondo non mi deve nulla”, in “Oscura immensità” ma anche in “Pollicino”. So che questa romagnolità piace al pubblico italiano. Il carcerato, il ladro, questi personaggi nascondono in parte questo carattere dei romagnoli, uomini duri ma sempre con un po’ di follia, di ironia, di dolcezza e fragilità.”

La storia è tragica, una tragedia greca a tutti gli effetti, anche se ambientata nel dopoguerra e dalle nostre parti.

“Certo, “L’Oreste” è stato scritto prendendo le mosse dall’Oreste di Euripide, con tutte le tragedie familiari che conosciamo. La madre e il suo nuovo uomo uccidono il padre e Oreste vendica il padre uccidendo la madre e l’amante. Ma a parte la storia tragica, la figura di Oreste è molto empatica, fa commuovere e sorridere.”

Claudio Casadio

Perché è la vittima non è certo il carnefice, anche se uccide la madre e il suo uomo.

“Certo. La vicenda è ambientata nel 1980 quando Oreste deve uscire dal manicomio in seguito alla nuova legge Basaglia, mentre le storie tragiche di cui è stato protagonista e per le quali è stato internato risalgono a molti anni prima, durante e dopo la guerra. Il testo è molto bello e lo spettacolo secondo me è molto riuscito. Io sono felice, perché dopo la brutta lunga parentesi del Covid mi ero demoralizzato e pensavo che non avrei più recitato. Invece questo testo mi ha messo una gran voglia di andare in scena e di tornare in tournée: sono convinto che sarà una bella sorpresa per il pubblico e una bella soddisfazione per me.”

A proposito di Covid, per voi del teatro come sono stati questi 18 mesi?

“Per me è stato un periodo molto pesante. Ha coinciso con problematiche personali e professionali che mi hanno provato (Claudio, fra l’altro, ha perso il padre nell’estate del 2020, ndr). Sono stati due anni molto molto duri. Il primo giorno di prove ho sentito come una linfa vitale che tornava a scorrere dentro di me. Mi sembrava di rivivere. Anche a livello aziendale come Accademia Perduta/Romagna Teatri sono stati due anni frustranti, sempre nell’occhio del ciclone. Facevamo delle programmazioni nei teatri che il giorno dopo dovevamo disfare. Avevamo delle tournée che dovevamo per forza interrompere. Rifacevamo tutto daccapo e di nuovo tutto si fermava. Abbiamo dovuto restituire al pubblico moltissimi voucher per i biglietti degli spettacoli già venduti, cosa molto impegnativa dal punto di vista economico, amministrativo e gestionale. E poi tenere in piedi una compagnia, una struttura, delle persone che lavorano insieme ma senza che ci fosse il lavoro di sempre è stato molto difficile. In Italia nel nostro settore molte maestranze in questi due anni si sono perse. Che so i tecnici o le sarte o altre figure professionali, molti di questi sono andati a fare altri lavori, si sono perse professionalità importanti. E poi noi avevamo la responsabilità di gestire diversi teatri del territorio, una responsabilità verso le amministrazioni locali e verso il pubblico, difficile da esercitare nel momento in cui non si potevano aprire i teatri o si potevano aprire solo a certe condizioni, con una capienza molto limitata.”

La gestione di tanti teatri sul territorio è per voi un punto di forza oltre che una responsabilità.

“Certo, lo è. Ma non è facile. Noi oggi stiamo aprendo tutti i teatri, ma nella stagione estiva che è andata molto bene avevamo al massimo 200 persone a spettacolo. Avevamo spettacoli anche molto costosi, perché per fare venire le persone a teatro devi proporre spettacoli importanti, ma la capienza era ridotta e l’incasso è stato un quarto di quello che si incassava prima. Per la stagione invernale, stiamo aprendo tutti i teatri con una programmazione di qualità, però non abbiamo certezza che tutto il pubblico che veniva di solito a teatro torni, anche se finalmente c’è il 100% di capienza. Non è semplice né automatico far tornare le persone a teatro dopo questi due anni e dopo la crisi sanitaria. Secondo me ci vorrà tempo e molto lavoro. Il teatro ha bisogno di attenzione e anche di investimenti. Per chi fa teatro è più rischioso adesso rispetto a due anni fa, ovviamente. È un periodo difficile e impegnativo.”

Torniamo allo spettacolo e alla figura di Oreste. I fatti tragici – come si è detto – accadono quando lui è un bambino o un adolescente. Poi viene internato e la vicenda raccontata sul palcoscenico si svolge nel 1980, poco prima che lui esca grazie alla legge Basaglia. Diciamo che il protagonista è quasi anziano…

“Quasi anziano poi no… (ride, ndr)”

Beh avrà sessant’anni o giù di lì, Oreste, lui non tu…

“Sì, Oreste ha sessant’anni (ride ancora, ndr).”

Però quest’uomo che parla da solo o con i personaggi che popolano le sue visioni ha tratti fanciulleschi e teneri. Quindi in questo personaggio metti anche tutta la sapienza che ti deriva dal teatro per ragazzi che hai fatto per tanti anni.

“Con Oreste mi sento a mio agio come quando facevo Pollicino, spettacolo dove io ero da solo sul palcoscenico e che ho portato in tutta Europa. Risento quell’atmosfera lì, dell’attore solo sul palcoscenico che regge lo spettacolo, è una responsabilità forte. Devi catturare il pubblico, prenderlo per mano, renderlo partecipe, trasmettergli emozioni, farlo ridere o commuovere. Questa cosa mi piace e l’esperienza del teatro per ragazzi certo mi ha aiutato in questo senso. Ti porta anche a recitare in un certo modo. E quel lato fanciullesco di cui parlavi lo ritrovo nei miei personaggi. Se poi ci metti questa cadenza romagnola, che è un po’ felliniana, ecco che prende forma questo mondo onirico e fanciullesco che fa parte anche del nostro carattere. Mi ci ritrovo. So che riesco a farlo uscire. E so che al pubblico piace, da Milano a Palermo. Come esiste un teatro napoletano, io cerco di dare un tocco, un sapore romagnolo al mio teatro.”

La romagnolità è veracità, immagino che se tu usassi una recitazione in un italiano stereotipato non renderesti bene il tuo Oreste.

“Certo. Io poi da anni cerco i personaggi adatti a me. Non sono il personaggio in cerca d’autore, ma l’attore in cerca di personaggi. Ho fatto il galeotto di Carlotto, il ladro a Rimini, adesso il matto Oreste a Imola. Sono tutti personaggi molto interessanti e non a caso hanno un colore romagnolo.”

L’abbiamo già detto ma è bene ripeterlo, il fumetto è parte integrante del testo. Non rimane sul fondo, ma è co-protagonista insieme a te.

“Sì, certamente. Bruno, l’autore dei fumetti, infatti è coautore del testo. Poi anch’io ho collaborato alla drammaturgia. Senza il fumetto non ci sarebbe questo spettacolo. Per me è stato fatto anche dal punto di vista della graphic novel un lavoro eccellente, che sorprenderà. Sono curioso di vedere come reagirà il pubblico, ma sono convinto che piacerà molto. E sono contento di debuttare il 29 ottobre a Lucca Comics, perché è un festival importantissimo e seguitissimo.”

Lucca Comics

E a Bagnacavallo invece?

“Qui facciamo l’anteprima dello spettacolo il 25 e il 26 ottobre, perché qui stiamo facendo le prove e ci troviamo benissimo. E così con questa anteprima apriamo la stagione del Goldoni. Poi Lucca, dopo Roma. Dove tornerò anche con La Classe in primavera. Fra L’Oreste e La Classe ho in programma quasi 80 spettacoli nella prossima stagione, se ci lasciano aperti. Quindi riprendo a pieno ritmo a recitare e questo mi rende molto contento. E poi questa nostra cifra del teatro contemporaneo con cui ci siamo misurati negli ultimi anni ci sta dando importanti soddisfazioni. D’altra parte siamo una compagnia che fa lavoro artigianale, crea e si misura con il nuovo, non con il grande teatro di tradizione.”

Non hai mai fatto Pirandello o Eduardo…

“No. E non credo lo farò mai. Eduardo poi non credo di poterlo fare. Non riuscirei a recitare in napoletano, a improvvisare un’altra voce, a cambiare la mia voce. Mi piace invece portare i personaggi dentro il mio modo di essere e di parlare. Costruiti addosso a me. Lo trovo per me più vero e più interessante.”

L'Oreste

LO SPETTACOLO

“L’Oreste. Quando i morti uccidono i vivi” con Claudio Casadio

di FRANCESCO NICCOLINI, illustrazioni di ANDREA BRUNO, regia di GIUSEPPE MARINI, scenografie e animazioni Imaginarium Creative Studio, costumi Helga Williams, musiche originali Paolo Coletta, light design Michele Lavagna, aiuto regia Gaia Gastandello, direttore di scena Sammy Salerno, tecnico video Marco Schiavoni, collaborazione alla drammaturgia Claudio Casadio. Voci di Cecilia D’Amico (sorella), Andrea Paolotti (Ermes), Giuseppe Marini (dottore) e Andrea Monno (infermiere). Organizzazione Andrea Paolotti, distribuzione Massimo Tamalio, produzione esecutiva Società per Attori. Spettacolo co-prodotto da Società per Attori e Accademia Perduta/Romagna Teatri in collaborazione con Lucca Comics & Games

Anteprima a Bagnacavallo – Teatro Goldoni, lunedì 25 e martedì 26 ottobre, alle ore 21.

Prima assoluta a Lucca Comics & Games, Teatro del Giglio di Lucca, 29 ottobre 2021 nell’ambito del progetto Graphic Novel Theater a cura di Cristina Poccardi (produzioni: Gianluca Del Carlo, Cataldo Russo, Luca Bitonte; art direction: Cosimo Lorenzo Pancini).

L'Oreste

SINOSSI

L’Oreste è internato nel manicomio dell’Osservanza a Imola. È stato abbandonato quando era bambino, e da un orfanotrofio a un riformatorio, da un lavoretto a un oltraggio a un pubblico ufficiale, è finito lì dentro perché, semplicemente, in Italia, un tempo andava così.

Dopo trent’anni non è ancora uscito: si è specializzato a trovarsi sempre nel posto sbagliato nel momento peggiore. Non ha avuto fortuna l’Oreste, e nel suo passato ci sono avvenimenti terribili che ha rimosso ma dai quali non riesce a liberarsi: la morte della sorella preferita, la partenza del padre per la guerra, il suo ritorno dalla campagna di Russia tre anni dopo la fine di tutto e poi la sua nuova partenza, di nuovo per la Russia, per una fantastica carriera come cosmonauta, e – come se tutto questo non bastasse – la morte violenta della madre, una madre che lo ha rifiutato quando era ancora ragazzino con i primi problemi psichici.

Eppure, l’Oreste è sempre allegro, canta, disegna, non dorme mai, scrive alla sua fidanzata (che ha conosciuto a un “festival per matti” nel manicomio di Maggiano a Lucca), parla sempre. Parla con i dottori, con gli infermieri, con un’altra sorella che di tanto in tanto viene a trovarlo, ma soprattutto parla con l’Ermes, il suo compagno di stanza, uno schizofrenico convinto di essere un ufficiale aeronautico di un esercito straniero tenuto prigioniero in Italia. Peccato che l’Ermes non esista.

L’Oreste è una riflessione sull’abbandono e sull’amore negato. Su come la vita spesso non faccia sconti e sia impietosa. E su come, a volte, sia più difficile andare da Imola a Lucca che da Imola sulla Luna.

Note dell’autore – A prima vista l’Oreste può sembrare un monologo, dato che in scena c’è un solo attore in carne e ossa. Ma quel che attende lo spettatore è ben altro: grazie alla mano di Andrea Bruno, uno dei migliori illustratori italiani, e alla collaborazione con il Festival Lucca Comics, lo spettacolo funziona con l’interazione continua tra teatro e fumetto animato: l’Oreste riceve costantemente visita dai suoi fantasmi, dalle visioni dei mondi disperati che coltiva dentro di sé, oltre che da medici e infermieri. I sogni dell’Oreste, i suoi incubi, i suoi desideri e gli errori di una vita tutta sbagliata trasformano la scenografia e il teatro drammatico classico in un caleidoscopio di presenze che solo le tecniche del “Graphic Novel Theater” rendono realizzabile: un impossibile viaggio tra Imola e la Luna attraverso la tenerezza disperata di un uomo abbandonato da bambino e che non si è più ritrovato.

FRANCESCO NICCOLINI – Attraverso il suo lavoro di drammaturgo, vigila sul malessere dell’umanità, ma appena può fugge nei boschi. Scrive per alcuni dei migliori attori del teatro italiano: Marco Paolini, Vetrano e Randisi, Alessio Boni, Claudio Casadio, Luigi D’Elia, Leo Gullotta, Anna Bonaiuto. Dal 2020 collabora con Lucca Comics and Games per le produzioni di Graphic Novel Theater. Pubblica romanzi con Mondadori, graphic novel con BeccoGiallo, libri illustrati per bambini con Carthusia, il suo teatro con Einaudi, Titivillus, Erasmo Libri, Poliniani.

ANDREA BRUNO – È autore di fumetti e illustratore. Le sue storie a fumetti sono state pubblicate su numerose riviste e antologie italiane e internazionali. Nel 2005 è stato trai fondatori della rivista “Canicola” e successivamente ha fatto parte della redazione dell’omonima casa editrice. Il suo ultimo lavoro è il fumetto in tre parti Cinema Zenit (2014/2016) pubblicato in Italia e in Francia. Si è aggiudicato il premio Gran Guinigi “miglior autore unico” a Lucca Comics, 2007 e il Premio Micheluzzi “miglior disegnatore” a Napoli Comicon, 2010. Vive e lavora a Bologna.

GIUSEPPE MARINI – Dopo una considerevole attività di attore debutta nella regia, dapprima con il suo ensemble, in spettacoli dal forte impatto visivo, mai disgiunto da granitiche solidità drammaturgiche (Ibsen, Sofocle, Genet, ben noti i suoi Shakespeare che lo hanno proiettato da subito nel panorama dei nuovi registi della scena italiana). Decisivo è stato poi l’incontro con grandi attori e attrici della scena italiana: da Franca Valeri a Annamaria Guarnieri, Pino Micol, Ugo Pagliai, Paola Gassman, Licia Maglietta, Maria Paiato. Ha sempre affiancato l’attività di regista teatrale a quella di docente, vantando una considerevole esperienza nell’ambito della formazione.

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