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L’emergenza sanitaria smaschera promesse e luoghi comuni

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La scuola è ripartita da neppure due mesi, anche a livello locale, con le dichiarazioni rassicuranti del Sindaco di Cesena: “le scuole riapriranno in sicurezza”. Ad oggi, tutte le superiori sono a casa con la famosa DAD (didattica a distanza) ora diventata DID (didattica integrata digitale, così chiamata forse perché i ragazzi a turno frequentano solo 1 giorno alla settimana).

Gli asili, materne e primarie per ora reggono, anche grazie all’attenzione e dedizione del personale e delle scuole. Ma c’è una grossa disparità tra scuole comunali-statali e scuole paritarie, che pure contribuiscono allo stesso servizio scolastico pubblico, assicurando quella libertà di educazione che è uno dei nostri principi costituzionali. La disparità aumenta nell’emergenza.

Il Comune di Cesena, bontà sua, dopo aver ridotto, con promessa elettorale, le rette per le scuole per l’infanzia comunali e statali (che non arrivano a coprire il 50% della domanda attuale), poi nell’emergenza ha sostenuto le famiglie con bambini iscritti a nidi comunali e a scuole d’infanzia comunali e statali, non facendo loro sostenere la spesa relativa alle settimane non frequentate a causa dell’improvvisa chiusura dei servizi.

Nulla è stato previsto per le scuole parificate, né con riferimento alla riduzione delle rette prima del Covid19, né per gli aiuti legati all’emergenza sanitaria. In sostanza, per il Sindaco esistono famiglie di serie A da aiutare e famiglie di serie B da ignorare. Eppure alcuni Comuni, come quello di Monza o di Grosseto, o anche Ravenna, sono intervenuti con l’innalzamento di contributi alle famiglie, o con rimborsi parziali delle spese sostenute anche per la frequenza di scuole dell’infanzia paritaria e private.

Allora, ricordo a Lattuca una sua ben precisa promessa elettorale, fatta a Palazzo del Capitano, parlando della riduzione delle rette per le materne: “vogliamo renderle gratuite per tutti, perché tutta la città deve avvertire un pezzetto di responsabilità per quei bambini che nascono e crescono a Cesena, la mia disponibilità c’è per rivedere la convenzione”.

Dopo un anno e mezzo dalla promessa, di questa revisione non c’è traccia (anzi la disparità si è aggravata). E il naso continua ad allungarsi. Sarebbe poi interessante capire in che modo si vorrà rivedere la convenzione e se effettivamente le rette verranno ridotte alla pari di quanto fatto per le “altre” famiglie. O sarà la solita foglia di fico, il solito contentino?

Stefano Spinelli

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